Viaggiare con i bambini: è possibile?

20/06/2024

Spesso il viaggio con i bambini, anche piccoli, è vissuto come difficile se non addirittura impossibile: paure, ansie, convinzioni demotivano molti genitori italiani.  Ma viaggiare con i più piccoli si può ed è anche un’avventura bellissima. Ne abbiamo parlato con Orietta Farina, private travel designer, che di viaggi per famiglie ne ha costruiti tanti.


“Tra vent’anni non sarai deluso dalle cose che avrai fatto, ma da quelle che non avrai fatto. Quindi molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri.” diceva Mark Twain, scrittore statunitense e autore, tra gli altri, de Le Avventure di Tom Sayer. Viaggiare significa conoscere, imparare, entrare in contatto con nuove culture, lingue, abitudini e cibi. Viaggiare è anche uscire dalla propria comfort zone per avventurarsi in qualcosa di nuovo ma che se ben pianificato regalerà esperienze indimenticabili. Viaggiare è il più grande regalo che si possa fare ai propri figli, un arricchimento che non troveranno nemmeno sui libri di scuola. Ma spesso viaggiare con i bambini spaventa, soprattutto, noi italiani che siamo spesso frenati all’idea di visitare luoghi lontani, oltreoceano, con fusi orari diversi. Ne abbiamo parlato con Orietta Farina, private travel designer, che da oltre 30 anni si occupa di viaggi, viaggi sartoriali tagliati a misura di ogni viaggiatore, bambini compresi. Ma Orietta è anche la mamma di Viola e Greta che con lei hanno viaggiato fin da piccole.

Orietta Farina


Orietta, data la tua esperienza, ci spieghi come organizzare al meglio un viaggio con i bambini?


Innanzitutto sfatiamo il mito che con i bambini, anche piccoli, non si possa viaggiare. È tutta una questione di organizzazione e di buon senso, adattamento e pianificazione. Alla base della scelta di viaggiare con i figli deve esserci una forte motivazione da parte dei genitori, aver chiaro il budget che si ha a disposizione e il tempo che si può dedicare al viaggio. A questo punto si sceglie la meta che, salvo casi estremi per cui anche noi sconsigliamo di andare con i bambini, può essere ovunque nel mondo ma deve essere legata agli interessi personali della famiglia e non limitata al fatto che si viaggi con i bambini. Anzi, viaggiare con loro e vedere posti nuovi attraverso i loro occhi è un’esperienza incredibile, hanno uno sguardo pulito, che riflette le emozioni e non è condizionato da nulla. È un valore aggiunto, un’esperienza nell’esperienza perché i bambini non hanno pregiudizi né aspettative e questo permette di vivere loro l’esperienza nella sua totalità. Per il mio vissuto di mamma viaggiatrice ti assicuro che ho rivisto con le mie figlie posti che avevo visto da sola e vivere la destinazione con il loro incanto è stato come vedere posti nuovi.
Certamente ci sono degli accorgimenti come l’età dei piccoli viaggiatori, le eventuali vaccinazioni da fare, il clima, il cibo e la tipologia di viaggio. Bisogna tenere conto delle loro esigenze pianificando, quindi, un itinerario che preveda tempi più dilatati; pause; momenti dedicati a luoghi di loro interesse; evitare levatacce considerato che spesso bisogna fare i conti anche con il fuso orario; programmare voli in orari furbi sfruttando magari le ore della nanna; ragionare sugli scali e condividere, se ne hanno l’età, la costruzione del viaggio rendendoli così partecipi. 


Ci hai appena detto che esclusa qualche località decisamente troppo estrema, una famiglia che viaggia con i bambini può visitare tutto il mondo. Ho capito bene?


Esatto. Come dicevo tenute in considerazione le variabili di cui ti parlavo, tutto sta nella pianificazione e nell’idea di viaggio che si ha. Farei innanzitutto una distinzione tra turista e viaggiatore: il primo probabilmente sceglie il viaggio organizzato con molte notti in un unico luogo, predilige villaggi e resort ed è meno incline all’avventura. Si sposta dalla sua comfort zone ma, di fatto, ne cerca un’altra. Il viaggiatore, invece, la lascia per vivere un’esperienza, qualcosa di nuovo, di pianificato ma che ha una componente avventurosa in cui anche l’imprevisto potrebbe fare capolino. Ma tutto sta nella forma mentis di chi viaggia perché anche l’imprevisto, se vissuto positivamente, può diventare un arricchimento del viaggio e se si trasmette ai propri figli la voglia di conoscere, di scoprire, di vivere la destinazione “da dentro” i nostri bambini saranno i primi a gestire anche le piccole difficoltà che potranno presentarsi come un’avventura divertente. Non sto affatto screditando l’amante del villaggio all inclusive, anzi, ma è chiaro che chi ha bisogno di avere tutto sotto controllo portando il rischio di un qualunque inaspettato cambiamento vicino allo zero sceglie spesso un altro tipo di vacanza. La visione del viaggio degli adulti che poi educano il bambino a viaggiare, lo spirito con cui porti in vacanza il bambino fa la differenza perché è li che si nasconde la vera insidia in cui anche un piccolo ostacolo può diventare insormontabile oppure normalmente gestibile con tutte le varianti di adattabilità che richiede il viaggio in famiglia. 

bambini in viaggio


Quanto tempo prima una famiglia dovrebbe iniziare a progettare e prenotare un viaggio?


In generale, vale per tutti, c’è una mera questione economica perché prima prenoti, soprattutto i voli, di solito meno spendi che è una variabile da tenere in considerazione perché indubbiamente impatta sul budget: se devo pagare un volo posso anche permettermi di farlo più sotto data ma quando i biglietti sono tre o quattro la spesa cambia sensibilmente. Detto questo, secondo me, un viaggio andrebbe organizzato almeno con nove mesi di anticipo per consentire l'ottimizzazione dei costi, trovare le strutture ideali alle famiglie così da potersi permettere determinate destinazioni con un rapporto qualità prezzo sostenibile. Da non dimenticare che anche alcune visite guidate, ingressi in determinate strutture o escursioni particolari vanno prenotate con ampio anticipo per essere certi di trovare posto esattamente nei giorni più confacenti al proprio itinerario. Spesso questo è sottovalutato ma fare 8-10 ore di volo per raggiungere una destinazione, in cui probabilmente non si tornerà più, e perdere quella cosa che tanto ci avrebbe fatto piacere vedere perché non si è prenotato in tempo è uno sbaglio che fanno in molti. 


Cosa ci dici delle assicurazioni?


Senza dubbio, che si viaggi da soli, in coppia, in famiglia o in gruppo l’assicurazione medica e annullamento io consiglio sempre di farla. Va considerata nel budget ma spesso può salvare da mesi di notti insonni: ci sono Paesi, infatti, dove senza copertura medica assicurativa le spese di cura sono ingenti e altri dove la sanità pubblica ha livelli talmente bassi che per essere certi di ricevere cure adeguate si deve ricorrere alle strutture internazionali che hanno costi da capogiro. Quando si viaggia con i bambini, poi, è basilare: basta pensare a quante volte si organizza una semplice gita nella propria città e la notte prima il pargolo decide di farsi venire una bella gastroenterite. Immaginate se questo accadesse dall’altra parte del mondo. È fondamentale essere prudenti e sapere di essere in grado di gestire l’imprevisto. Basilare anche la polizza annullamento perché così, prenotando con ampio anticipo, andiamo a tutelare l’investimento fatto. 

bambini orietta farina


Cosa non può mancare in valigia quando si viaggia con i bambini?


Oltre ad un abbigliamento adeguato alla destinazione e i farmaci, è fondamentale avere qualcosa per intrattenere i bambini durante i voli e le attese negli aeroporti: libri, album da colorare per i più piccoli e magari un diario che possa diventare il Diario di Viaggio per i più grandicelli. Una mappa del posto e una guida, oramai ce ne sono di moltissime scritte ad hoc per i più piccoli. Acqua e qualche spuntino sono sempre importanti perché può capitare di non trovare subito un bar, un market, un mercato dove acquistare qualcosa quando hanno fame, dover magari attendere un aereo più del dovuto o fare un transfert in cui non è possibile fermarsi. Detto questo, la cosa più importante che non può mai mancare è un grande entusiasmo per l’avventura che si sta vivendo. Si tratta di un tempo di condivisione che il viaggio dona, totalmente diverso dal quotidiano e che è un regalo impagabile che una famiglia si sta facendo. Infine, serve avere un proprio bagaglio di tolleranza, pazienza e capacità di gestione degli inconvenienti che durante un viaggio possono essere svariati. 


Che cosa lascia il viaggio?


Si torna al discorso iniziale e cioè come gli adulti vivono il viaggio: è il pensiero dell'essere viaggiatore che deve essere trasferito ai bambini, consapevoli che il viaggio sarà l'occasione per insegnare loro ad apprezzare ciò che non c'è a casa in termini di cultura, di abitudini, di lingua e di modi di vivere. È un modo speciale per aprire loro la mente, per renderli cittadini del mondo senza dimenticare l’autonomia: preparare le valigie prima insieme e poi da soli; saper interpretare un’indicazione; chiedere un’informazione sono tante piccole azioni che fanno crescere i nostri figli. Spesso sento dire ai genitori che è inutile viaggiare con i bambini tanto non si ricorderanno nulla. Non è così vero: certamente crescendo non ricorderanno tutto, non i dettagli ma solo qualcosa che li avrà colpiti particolarmente ma ciò che il viaggio lascia, il regalo più grande che fa, è quello di mettere il seme dell'apertura, del desiderio di visitare, di uno scambio interculturale. Il viaggio regala condivisione, risate, unione, dialogo tra figli e genitori che spesso nell’ambiente domestico è travolto dagli impegni quotidiani, dalla fretta e dallo stress.

Quando partiamo?

di Tiziana Genise.

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